[Rassegna Stampa] Ponte dell’Accademia di Venezia: il Dadò™ è tratto?

da: Il Giornale delle Buone Notizie del 13 dicembre 2011 - Di Gianluca Scorla

Un cubetto d’alluminio, un cavo d’acciaio e un progetto perfettamente in linea con il bando di gara, andato deserto, indetto nel 2009. Questi erano gli ingredienti base per la costruzione del nuovo Ponte dell’Accademia.

L’idea è di Leonardo Cuccoli, socio della Dadò s.r.l. che ha soppiantato l’intervento di un solo sponsor cointeressando le masse e la Schiavina Costruzioni di Bologna.

Lo scopo: finanziare l’opera con l’apporto di tutti, consentendo la divulgazione di valori etici.Nell’assoluto rispetto della gara d’appalto che prevedeva, come punti fermi, l’accessibilità e il costo nullo per il committente.

640.000 cubetti d’alluminio penetrati da un cavo d’acciaio e rotanti attorno al proprio asse, personalizzabili con nome, numero progressivo di vendita e frase cara al titolare del pezzo, avrebbero – nel progetto redatto da un pool di professionisti – costituito i parapetti del ponte.

Chiunque avrebbe potuto acquistare il suo Dadò™ personalizzato, lasciando il segno nel tempo, scrivendo la storia di Venezia.

Non si trattava di posizionare lucchetti, ma di veder spezzare, una volta terminata l’opera, i raggi del sole nella radialità dei cubetti rotanti, senza alcun preordinamento costituito. La vista del Bacino San Marco e della “volta del Canal” sarebbero state rispettate  e le norme di sicurezza dell’attuale ponte, ristabilite.

Una rete network, sapientemente costruita, avrebbe fatto il resto. Con la divulgazione “virale” il progetto non sarebbe stato veneziano ma mondiale. “Un giapponese – afferma Maria Carla Schiavina durante la conferenza stampa tenutasi oggi a Palazzo Sandi, sede dell’ANCE, (Associazione Nazionale Costruttori Edili) dei quali fa parte la Schiavina Costruzioni – sarebbe venuto ad apprezzare il “suo” pezzo di ponte acquistato in Internet prima di visitare un’altra città”. La nascita di “temporary store” avrebbe permesso la commercializzazione dei cubetti associandoli a eventi cardine. E nessuno li avrebbe calpestati ma guardati, toccati, apprezzati nei giochi di luce che avrebbero creato!

L’investimento era stato stabilito in dieci euro al pezzo e il surplus del ricavato – il break even point era stato calcolato in 200.000 pezzi venduti – sarebbe stato devoluto al Comune e utilizzato per la conservazione delle opere d’arte.

“Il progetto è replicabile, funziona ed è sicuro”, affermano all’unisono i promotori. “Tra i partner possiamo contare su colossi del calibro di Google e di primari istituiti bancari e l’acquisto è costantemente monitorabile dall’iscrizione alla community” continuano gli ideatori, amareggiati per il veto giunto da Roma dopo che nella città lagunare i pareri erano stati tutti positivi.

Ufficialmente si parla di prescrizioni nella progettazione – che tra l’altro richiama nel design simboli quali la gondola – ma nei corridoi si vocifera che l’impatto visivo dovuto al sistema di superamento delle barriere architettoniche non era compatibile con quello ambientale.

Come dire che il Ponte dell’Accademia non può divenire opera fruibile dai diversamente abili.L’attuale giunta si dice in procinto di emanare un nuovo bando di gara per restaurare il ponte attuale e di programmarne un mantenimento nel tempo.

Continuando con la teoria del “provvisorio stabile”, della spesa continua e della negazione all’attraversamento del Canal Grande da parte di chi non si può permettere di affrontare una scalinata.

Così nel millennio dell’interculturalità e dell’abbattimento di ogni barriera, psicologica prima che fisica, vince ancora la discriminazione.

E il magnifico panorama dall’alto del ponte resterà un privilegio per molti, ma non per tutti.

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