Metodologie di finanziamento, presentazione di un modello innovativo

Oltre il Ponte dell’Accademia
(Per un’architettura accessibile e sostenibile)

Perché una conferenza stampa adesso? Perché archiviate le polemiche circolate attorno alla realizzazione del nuovo Ponte dell’Accademia la Società Schiavina vuole portare a conoscenza della città di Venezia le idee che supportano il progetto, per molti versi ancora pienamente valido e attuale. Per comunicare in modo compiuto e trasparente alla comunità veneziana e alla società tutta il senso di un intervento molto complesso, di cui vari aspetti caratterizzanti, e in particolare la modalità di finanziamento studiata, potrebbero essere replicati in interventi diversi su Venezia e altre città d’arte.

Il progetto

L’Impresa Schiavina è la capogruppo di un team di professionisti tra cui Studio Arkit, Studio Mar, Studio Tecnico Majowiecki e Politecnica. Questo gruppo si è candidato con una propria soluzione per rispondere alle necessità del Comune, il cui bando di ricostruzione del Ponte dell’Accademia, che imponeva il costo zero per il committente, nel 2009 è andato deserto. Il progetto ideato dal team, depositato in Comune il 13 dicembre 2010, prevede l’utilizzo di acciaio per la realizzazione, mantenendo però al suo interno la struttura portante attuale. Esso poggia su alcuni valori fondanti.

Accessibilità. Uno degli obiettivi principali è rendere il ponte accessibile a tutti eliminando ogni barriera architettonica. Idea cardine è quindi quella del design per tutti (“design for all”) che punta alla progettazione di spazi fruibili da un’ampia varietà di persone indipendentemente da età e condizione psicofisica. Nel farlo si evita però la costruzione di attrezzature ad uso esclusivo di persone disabili che, spesso fonte di imbarazzo per le stesse, sono viste come elementi estranei dal resto della comunità. Vengono invece progettati due percorsi, di cui uno senza barriere architettoniche,  che, intercomunicanti tra loro, prevedono più punti alla stessa quota per aree condivise. Il fine è garantire a tutti le stesse condizioni di sicurezza, stazionamento sul Ponte e vista panoramica.

Innovazione. Tutto il progetto ha carattere fortemente innovativo. Sia nel design, con soluzioni architettoniche che richiamano la struttura a simboli come la gondola, elemento strettamente legato all’iconografia di Venezia, sia nella scelta dei materiali, che mantengono la struttura portante esistente e vengono assemblati all’insegna della leggerezza per limitare il carico permanente del Ponte su di essa. Superando in tal modo i problemi di manutenzione che caratterizzano il Ponte attuale.

La modalità di realizzazione: siamo tutti sponsor

Particolarmente innovativa è soprattutto la modalità di finanziamento con cui il progetto deve essere realizzato: un sistema di partecipazione e micro finanziamenti in grado di coprire i costi delle opere, ma anche di dare corpo ad una comunità, nazionale e internazionale, desiderosa di sostenere in modo autonomo progetti di particolare interesse. Andando oltre la nozione di sponsor e trasformando tutti coloro che hanno a cuore  i valori del progetto. Un modello alla portata di tutti che veicola valori etici e che può essere replicato su altri interventi di restauro o recupero di monumenti e opere d’arte particolarmente prestigiosi.

La soluzione originale e inedita che rende attraente e finanziariamente sostenibile il progetto è Dadò™, un brevetto ideato e registrato dallo staff capitanato dall’Impresa Schiavina. Alla base del sistema Dadò™ sono posti alcuni valori di grande impatto emozionale e comunicativo: universalismo e pace, inclusione, comunanza, amore per la città teatro dell’intervento, partecipazione e azione collettiva, condivisione e solidarietà. La comunità così creata (formata dagli abitanti, turisti, amanti dell’arte, famiglie, ma anche aziende o associazioni benefiche) potrebbe inoltre controllare in modo trasparente l’andamento delle lavorazioni e proporre altri interventi su monumenti diversi.

Cantiere/laboratorio

Il progetto ridefiniva l’idea di cantiere, trasformandolo in uno spazio interattivo (2.0). Normalmente considerato fonte di disagio per gli abitanti, esso sarebbe diventato un luogo nel quale verificare di persona o on-line, tramite l’installazione di telecamere, l’avanzamento dei lavori da parte di cittadini, turisti e finanziatori. Accessibile a livello pedonale per tutta la durata dei lavori, il Ponte avrebbe poi ospitato eventi creati ad hoc, volti, non solo a mantenere alto il livello di attenzione sull’opera in corso, ma anche ad affermare l’imprescindibile valore dell’arte, base necessariamente ispiratrice dei vari passaggi dell’intervento.

Cantiere sostenibile

Il progetto, infine, concepiva la sostenibilità come elemento base. Il legno del Ponte, infatti, sarebbe stato messo a disposizione degli artisti che lo avessero richiesto per realizzare opere d’arte o oggetti con materiale di recupero. Al contempo, sarebbe stata promossa una procedura di adozione, da parte di altre aree verdi di Venezia, degli alberi che era necessario rimuovere per realizzare le rampe.

«Queste sono le idee che stanno alla base del nostro progetto – commenta Maria Carla Schiavina, presidente della Schiavina srl – Siamo molto dispiaciuti che per vari motivi non sia stato compreso perché ancora convinti della sua bontà e delle innovazioni che veicola, sia per quanto riguarda il progetto, sia per il sistema di finanziamento che abbiamo proposto. Siamo per questo disponibili a discutere con l’Amministrazione comunale per l’eventuale prossimo bando di restauro del Ponte dell’Accademia, così come a trasferire questo modello su altri interventi»

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