[Rassegna Stampa] Per il ponte dei “desideri” 640 soci da 10 euro

da: Il Gazzettino del 14 dicembre 2011

Un “azionariato popolare” per il nuovo ponte dell’Accademia attraverso il nome di ciascun sottoscrittore corredato da un pensiero o da una dedica e visibile per semprealla modica cifra di 10 euro. L’idea di far partecipare tutti gli offerenti (ne sarebbero serviti 640 mila) incidendo i loro nomi su cubetti metallici infilati come una collana in un cavo d’acciaio per formare una sorta di parapetto cangiante, è stata svelata lunedì dai progettisti dell’intervento che, come è stato detto una decina di giorni fa dall’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, non si farà. Il Comune ha infatti deciso, dopo i rilievi del Ministero per I Beni Culturali, di restaurare l’arcata in acciaio esistente e di rifare la sovrastruttura in legno “dov’era e com’era”.

Lunedì, però, la presidente dell’impresa che aveva proposto il progetto, Maria Carla Schiavina, e i protagonisti dell’operazione hanno voluto svelare i dettagli per far capire non solo l’occasione che la città avrebbe perso, ma anche presentare un sistema innovativo di raccolta fondi finalizzato al recupero di monumenti o alla realizzazione di opere pubbliche, mettendosi a disposizione della città per eventuali future iniziative. Si tratta di “dadò”, un sistema di dadini in metallo su ciascuno dei quali si possono scrivere i nomi dei sottoscrittori, ideato da Leonardo Cuccoli e applicato alle comunità globali via internet. In altre parole, per il ponte dell’Accademia ci sarebbe stato un “esercito” di persone pronto a pagare il costo di realizzazione e di questo si può far tesoro per altre opere.

Il nostro era un progetto etico – ha raccontato Maria Carla Schiavina – e avrebbe dato alla città un nuovo ponte a costo zero con rampa per disabili, passeggini e valige. E se, come avevamo preventivato, i soldi raccolti fossero stati superiori al necessario, li avremmo utilizzati per finanziare altri progetti a Venezia

Lo strumento scelto per l’attuazione è una fondazione con il compito di gestire le fasi finanziarie, garantire la trasparenza del progetto e tutta l’attività promozionale, fatta anche di eventi. Si è parlato di accordi con Google, ma anche di aste per i numeri di “dadò” tondi o più significativi perchè in vista. Questi piccoli elementi metallici, con un lato di pochi centimetri e infilati in un cavo d’acciaio e quindi liberi di ruotare, sono in grado – un filo accanto all’altro – di dare un effetto semitrasparente al parapetto del ponte mettendo contemporaneamente a norma la struttura.

Perchè abbiamo presentato il progetto ora che il Comune lo ha accantonato? – conclude l’architetto Giovanna Mar – perchè pensiamo che forse sarebbe necessaria una riflessione più ampia anche su quest’opera che comunque dovrà essere rifatta in un modo o nell’altro. Noi la offrivamo e la offriamo a costo zero“.

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