[Rassegna Stampa] Raccolta fondi alla Barak Obama per il nuovo ponte che non si fa più

da: Corriere del Veneto del 14 dicembre 2011

In quanti sotto l’albero quest’anno avrebbero impacchettato la ricevuta d’acquisto di un tassello del Ponte dell’Accademia?

Per l’impresa Schiavina in decine di migliaia. Difficile rinunciare a incidere il proprio nome sui parapetti del nuovo ponte per soli 10 euro. Ma il progetto è stato bocciato prima dal ministero ai Beni culturali poi dal Comune che dopo il no di Roma ha deciso di fermarsi e di puntare dritto al restauro dell’attuale struttura.

Carla Schiavina
Sui dadi del parapetto per 10 euro chiunque poteva incidere il proprio nome

Quello a cui avevamo pensato era un sistema innovativo in cui tutti possono sentirsi partecipi di un grande progetto per contribuire alla salvaguardia della città più amata nel mondo, dice Maria Carla Schiavina dell’omonima azienda. In pratica la società avrebbe messo in vendita i Dadò, tasselli di minuscole dimensioni che avrebbero composto i parapetti della nuova arcata. Il compratore avrebbe potuto incidere su quel dado il proprio nome e un messaggio alla città entrando così per sempre nella storia di Venezia.

Per gestire l’operazione sarebbe nata una fondazione che avrebbe controllato fondi e lavori. Il ponte nuovo non si fa più ma l’impresa ha voluto regalare il progetto di raccolta fondi alla città. Siamo sicuri che questo progetto etico è ripetibile e abbiamo deciso di condividerlo perché potrebbe aiutare Venezia, continua Schiavina. A fianco dei Dadò, che il pool di esperti di marketing, chiamato dalla ditta di restauro, ammette di aver mutuato dalla raccolta fondi della campagna elettorale di Barack Obama, servivano anche istituti di credito e sponsor tradizionali. Il ponte era stato pensato per rispondere ai requisiti del bando comunale e cioè accessibilità ai disabili e materiali duraturi nel tempo senza bisogno di manutenzioni.

Massimo Majowiecki
Il ponte malato grave; pesante ossidazione per l’umidità tra acciaio e legno

Al lavoro ci si sono messi l’esperto strutturista conosciuto in città per la sua relazione al vetriolo sul ponte della  Costituzione Massimo Majowiecki, la veneziana Giovanna Mar e il bolognese Alessandro Marota. La forma del ponte con pendenze diverse, giochi di luce e trasparenze ci è stata suggerita dalla figura di una gondola rovesciata spiega Mar. Per osservare la mirabile vista su Canal Grande e San Marco a metà arcata sarebbe arrivato un getto (termine tecnico per indicare una veduta).

Per decidere il look del nuovo ponte di pietra e zinco titanio i tre hanno studiato la storia di questo passaggio da sempre provvisorio e per cui sono stati indetti 3 concorsi e un bando dal 1932 a oggi e l’Istituto italiano della saldatura ha controllato lo scheletro metallico. Il risultato: La struttura è ammalorata, dice Majowiecki; c’è una pesante ossidazione per l’umidità da contatto tra acciaio e legno. Insomma l’Accademia sta peggio di quanto si pensasse. Anche se del progetto non se ne fa più nulla Schiavina ha messo comunque online il sito www.ponteaccademia.it.

Ma sulla disponibilità a contribuire al restauro Schiavina dribbla la questione “Siamo qui vedremo”.
GB

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